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Quando è opportuno rivolgersi allo psicologo-psicoterapeuta

Perché iniziare la Psicoterapia?

Nel nostro immaginario è ancora molto diffusa l'idea del ricorso allo psicologo come ultima spiaggia. Spesso solo dopo svariati tentativi falliti di soluzione del problema, quando ormai si sono perse tutte le speranze, si prova a ricorrere all'aiuto di uno psicoterapeuta.

L'inizio di una psicoterapia, a volte viene erroneamente vissuto come la certificazione del passaggio da una condizione di normalità ad una di patologia, che necessita di una cura. Questo accade poiché si pensa che l'ambito di competenza dello psicoterapeuta sia esclusivamente quello della patologia.

Alcune persone negano il proprio disagio interiore nascondendosi dietro spiegazioni generiche e fittizie come sono stressato, proprio perché è più facile negare l'esistenza del disagio piuttosto che occuparsene.
Nella nostra cultura prevale l'idea che occorra mostrarsi sempre sicuri di sé, pena l'indebolimento della propria immagine personale.

È importante che il terapeuta permetta al paziente di imparare qualcos'altro, sia sul piano cognitivo (io penso così perché), sia su quello emotivo (sento che …provo questo perché…) rispetto a quello che è stato imparato fino a quel momento e che non ha funzionato.
Il terapeuta, oltre ad aiutare il paziente a trovare soluzioni ai problemi attuali e modalità di funzionamento più adattive nel qui ed ora , po' aiutare il paziente a riprocessare eventi traumatici passati.
In altri casi è il genitore che chiede una consulenza per il proprio figlio. In questo caso sarà cura del terapeuta accogliere la sofferenza e la preoccupazione dei genitori e successivamente procedere con la presa in carico del minore.

A volte durante la nostra vita ci sono delle battute d'arresto, momenti in cui avvertiamo una dissonanza tra la nostra esperienza interiore e le situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita. Ad esempio una persona pur credendo nelle proprie capacità non si sente sufficientemente considerata dai familiari o dai colleghi sul luogo di lavoro e ciò, inevitabilmente, si ripercuote sulla sua autostima, generando un abbassamento del tono dell'umore associato ad una sensazione di inadeguatezza.

Chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta non vuol dire ammettere una sconfitta definitiva, delegando all'altro il compito di risolvere il problema, ma al contrario, avere l'umiltà di mettersi in discussione, assumendosi la responsabilità di orientare consapevolmente il proprio processo di crescita personale.
Significa darsi l'opportunità di incontrare i propri limiti, riconoscerli e individuare le risorse necessarie ad affrontare in modo proattivo le situazioni che creano difficoltà e rendono faticosa l'espressione delle potenzialità individuali.

Nell'immaginario collettivo esistono tuttavia delle false credenze che riguardano la decisione di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per migliorare il proprio benessere interiore, una di queste è il timore di diventare dipendente da lui per il resto della nostra vita.
Al contrario, uno degli obiettivi principali della psicoterapia, è favorire il recupero della fiducia nelle risorse personali e nella capacità di utilizzarle per riconquistare la piena autonomia nell'affrontare situazioni stressanti in modo funzionale.

Un altro pregiudizio molto diffuso è quello relativo ai costi elevati della psicoterapia, pregiudizio derivante dall'iniziale diffusione della psicoanalisi che prevedeva almeno tre sedute settimanali e si prolungava a volte anche per più di un decennio. Oramai da molti anni si è verificata un'inversione di tendenza che ha condotto ad un ridimensionamento generale sia della frequenza delle sedute (quasi sempre a cadenza settimanale), sia della durata complessiva della psicoterapia, che è prevedibile soltanto in alcuni orientamenti psicoterapeutici.

Un'altra convinzione molto diffusa è: gli amici e i familiari sono gli unici che possono aiutarmi, perché loro mi vogliono bene.
A tal proposito, non bisogna confondere il sostegno che può essere offerto da un amico che simpatizza identificandosi con noi, dal ruolo svolto da uno psicoterapeuta che entra in empatia con le nostre emozioni, in altri termini, egli è in grado di sentirle come se fossero le proprie, senza dimenticare che non appartengono a lui, quindi non cede alla tentazione di sostituirsi a noi offrendo indicazioni e suggerimenti sul modo di risolvere i nostri problemi.
Al contrario, il compito del terapeuta è quello di facilitare un processo di autoconsapevolezza che ci consenta di riprenderci il nostro potere personale e di esercitarlo proprio in quelle situazioni in cui in passato abbiamo sperimentato un senso di inadeguatezza.

E' proprio quando il coinvolgimento emotivo è molto intenso, che abbiamo bisogno di qualcuno di estraneo a noi in grado di fare da specchio alla nostra sofferenza tollerandone l'intensità e mantenendo la giusta distanza, accompagnandoci attraverso la qualità della sua presenza nel percorso di crescita personale che è alla base di qualsiasi processo di cambiamento.

Un altro pregiudizio riguarda il timore di essere giudicati dal terapeuta: nell'immaginario comune si può pensare al rapporto terapeuta-paziente come ad un rapporto sbilanciato dove il potere sta tutto nelle mani del terapeuta. Al contrario, la psicoterapia è un processo relazionale che si basa sulla collaborazione paritaria, il cui obiettivo non è la valutazione della personalità: lo specialista infatti, deve essere in grado di sospendere il giudizio nei confronti del cliente che, a sua volta, dovrebbe avvertire tale atteggiamento non giudicante e sentirsi dunque libero di esprimere il suoi pensieri ed emozioni senza farsi condizionare dal timore di essere giudicato dal suo terapeuta.

Se la psicoterapia è efficace, promuove la fiducia in sé stessi, quindi rende inutili l'utilizzo di maschere per nascondere agli altri i nostri pensieri o sentimenti: l'autenticità diventa una condizione indispensabile ad orientare le scelte e i comportamenti in sintonia con la propria personalità.

La costruzione di una buona relazione terapeutica rappresenta, in ambito cognitivo-comportamentale, il punto di partenza dell'intervento terapeutico. Terapeuti di altri approcci considerano, invece, la relazione terapeutica stessa uno strumento di cambiamento.
La relazione terapeutica è una complessa relazione interpersonale che viene influenzata da diversi fattori, alcuni dei quali sono innati, come la capacità di comprendere la mente dell'altro e quella di empatizzare.

Le modalità relazionali che si instaurano tra terapeuta e paziente sono influenzate dalla capacità di comprendere la mente altrui e di empatizzare (Decety e Jackson,2004, Vollm et al. 2006).
Comprendere la mente altrui significa comprendere cosa sta accadendo nella mente di un'altra persona, o cosa sta pensando, o perché agisce in un certo modo (Baron-Cohen, 1995; Byrne, 1995; Flavell, 2004).
Questa abilità in psicoterapia non è sufficiente: fondamentale è la capacità di empatizzare, cioè di fungere da cassa di risonanza per ciò che l'altro sta provando, quindi la comprensione si sposta su un livello più emotivo.

Solitamente offro alla persona la possibilità di avere un primo colloquio durante il quale ascolto il vissuto del cliente, facendo emergere i suoi bisogni e le sue aspettative riguardo al percorso psicoterapeutico.
Il primo colloquio è molto importante perché consente ad entrambi (terapeuta e cliente) di valutare se esistono i presupposti per la costruzione di un'alleanza terapeutica: si tratta di una scelta reciproca che non si basa tanto sulla competenza del terapeuta riguardo al problema specifico del cliente, quanto piuttosto sulla capacità del terapeuta di promuovere un processo di cambiamento che coinvolga attivamente il cliente in un percorso di crescita personale.

Se proseguire il rapporto professionale è una scelta reciproca e significativa nella quale entrambi sono chiamati ad essere onesti: il terapeuta deve chiedersi posso entrare in relazione con questa persona in modo autentico?, al tempo stesso il cliente potrà interrogarsi questa persona è riuscita a facilitare la comprensione dei miei stati d'animo? Come mi sono sentito dopo il colloquio? Sento che questa persona è entrata in relazione empatica con me?

Nel momento in cui la relazione terapeutica funziona il paziente:
  • prova sollievo nel constatare che i propri pensieri ed emozioni sono compresi da qualcuno che li ascolta;
  • inizia a cambiare il suo modo di affrontare la vita;
  • scopre nuovi aspetti della sua personalità;
  • riesce ad individuare nuove chiavi di lettura della propria esperienza;
  • sperimenta la capacità di accedere alle proprie risorse interiori e di utilizzarle per assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Decidere di dare ascolto al proprio malessere vuol dire affrontare la sofferenza in modo costruttivo, evitando che con il passare del tempo possa consolidarsi originando una patologia vera e propria.

La psicoterapia può quindi essere descritta come un processo in cui la comprensione reciproca - il comprendersi - si pone come condizione indispensabile per comprendere il problema che motiva la domanda in terapia.
E' un'esperienza che cura l'esperienza.

Dott.ssa Elena Paiuzzi
Psicologa e psicoterapeuta - Alessandria


Ambiti d'intervento

  • DISTURBI CONSEGUENTI AD AVENTI TRAUMATICI O LUTTI
  • AUTOLESIONISMO E RISCHIO SUICIDARIO
  • ANSIA O PREOCCUPAZIONI GENERALIZZATE
  • STRESS E DISTURBI PSICOSOMATICI
  • FOBIE SPECIFICHE
  • ATTACCHI DI PANICO
  • FOBIA SOCIALE
  • CONSULENZE IN CASO DI SEPARAZIONE O MEDIAZIONE FAMILIARE.
  • IPOCONDRIA
  • DEPRESSIONE
  • DISTURBO BIPOLARE
  • DISTURBI ALIMENTARI
  • ABUSO E DIPENDENZA DA SOSTANZE
  • ENURESI
  • DIFFICOLTÀ NELLA SCUOLA O NEL LAVORO
  • BASSA AUTOSTIMA
  • DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
  • DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO
  • ANSIA O FOBIA SCOLARE
  • DIFFICOLTÀ A STABILIRE E MANTENERE RELAZIONI SOCIALI E COMPORTAMENTO IMPULSIVO

Dott.ssa Elena Paiuzzi - Psicologa e psicoterapeuta a Alessandria

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Ultima modifica: 10/06/2016

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