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DOC alessandria

I pensieri ossessivi e i comportamenti compulsivi condizionano la vita di molte persone da sempre, ne abbiamo traccia fin dal medioevo quando venivano interpretati come possessioni demoniache e di conseguenza curati con il rogo.

Oggi, tolto il velo della superstizione, il DOC resta un disturbo difficile da comprendere per chi ne è affetto e non, per questo motivo alcuni autori nella storia si sono sforzati di raccontarlo.

Stephen King è uno di quelli che ci ha provato, lui del resto è maestro dell’orrore, ma soprattutto maestro nell’utilizzare l’orrore come pretesto per parlare dei mali di tutti i giorni, quelli che ti tolgono il sonno e ti spaventano anche più del pagliaccio di IT.

La storia è quella di N., un uomo tranquillo che conduce una vita ordinaria finché un giorno non si imbatte in un mostro. Nascosta dietro a un cerchio di rocce in un campo abbandonato c’è una creatura terribile, una specie di serpente con gli occhi rosa e la bocca gigante, i cui denti sono fatti di teste umane vive. Non è tanto il mostro in sé a spaventare N., piuttosto la sensazione che lui prova al suo cospetto, come se tutto fosse diventato improvvisamente sottile e tragico. Una paura diventa ancora più grande quando non se ne riescono a vedere i contorni, è come svegliarsi improvvisamente di notte senza ricordarsi dove ci si trova e provare a cercare con le mani una forma famigliare, ma continuare a tastare solo buio e terrore.

Ecco, la vita di N. da quel momento diventa il costante risveglio in un’oscurità nemica e sconosciuta: è tormentato da una paura irrazionale, ma non per questo meno vera, teme che quel mostro possa uscire dal cerchio di rocce e lui ha il dovere di controllarlo. Così comincia a contare, conta tutto, i libri, le auto, gli uccelli in cielo, le pile delle dichiarazioni dei redditi che deve compilare, perché sa che ci sono numeri buoni che mantengono l’equilibrio delle cose e dunque alleviano le sue sofferenze. Ma poi ci sono anche numeri meno buoni e da questi ultimi bisogna guardarsi perché possono portare sciagure. Da quel momento i suoi pensieri e le sue conte non gli permettono di lavorare, di stare in mezzo ad altre persone, N. non riesce neanche più a dormire talmente è assillato dall’idea del mostro.

King riesce a insinuare nei lettori lo stesso dubbio che caratterizza e inchioda la vita di chi è affetto da questo disturbo: N. è un DOC o dietro a quelle rocce c’è veramente una creatura che minaccia il mondo e che potrebbe uscire?

È questo il punto: l’ossessione spesso si fonda sul dubbio.

Gli ossessivi come N. hanno perso un’unica funzione: la capacità di sapere se sanno qualcosa e l’incertezza stessa è molto più spiacevole del fatto temuto. Di certo per N. è più doloroso stare lì ad aspettare che il mostro faccia chissachè piuttosto che affrontarlo: il mostro non si muove, minaccia e basta, ma ora che l’ha visto N. non può ignorarlo, è un circolo vizioso.

È molto faticoso vivere con un disturbo ossessivo e la sofferenza per questa incertezza porta chi ne è affetto a trovare dei modi per neutralizzare il dubbio stesso. Queste neutralizzazioni possono restare soltanto nei pensieri (come le conte di N.) oppure esprimersi nel comportamento, come rituali cerimoniali (pulire, verificare, riordinare).

È dimostrato che gli impulsi ossessivi e lo stato di disagio che deriva da essi di solito decadono dopo circa un’ora dal loro inizio, perciò qualsiasi atto compiuto dal soggetto viene percepito come responsabile del reale sollievo dalla tensione. Per questo i riturali di N. funzionano, perché il processo avviene in maniera spontanea e non fa altro che produrre un rafforzamento dell’atto.

Ovviamente quello che racconta King non è da prendere alla lettera, è solo una metafora, un racconto dell’orrore che, come tale, svolge bene il suo mestiere, ossia spaventare il lettore.

Ma non c’è niente di cui aver paura.

L’intervento terapeutico, insieme al trattamento farmacologico, possono aiutare il paziente a conoscere il mostro, a vederlo con altri occhi: il mostro è la vita stessa con tutti i suoi ostacoli e i suoi imprevisti. Non è necessario vivere in questo stato di perenne angoscia, la terapia può aiutare a far capire al paziente che i mostri non sempre hanno questo aspetto raccapricciante e che condurre una vita più serena è possibile. 


Ambiti d'intervento

  • DISTURBI CONSEGUENTI AD AVENTI TRAUMATICI O LUTTI
  • AUTOLESIONISMO E RISCHIO SUICIDARIO
  • ANSIA O PREOCCUPAZIONI GENERALIZZATE
  • STRESS E DISTURBI PSICOSOMATICI
  • FOBIE SPECIFICHE
  • ATTACCHI DI PANICO
  • FOBIA SOCIALE
  • CONSULENZE IN CASO DI SEPARAZIONE O MEDIAZIONE FAMILIARE.
  • IPOCONDRIA
  • DEPRESSIONE
  • DISTURBO BIPOLARE
  • DISTURBI ALIMENTARI
  • ABUSO E DIPENDENZA DA SOSTANZE
  • ENURESI
  • DIFFICOLTÀ NELLA SCUOLA O NEL LAVORO
  • BASSA AUTOSTIMA
  • DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
  • DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO
  • ANSIA O FOBIA SCOLARE
  • DIFFICOLTÀ A STABILIRE E MANTENERE RELAZIONI SOCIALI E COMPORTAMENTO IMPULSIVO

Dott.ssa Elena Paiuzzi - Psicologa e psicoterapeuta a Alessandria

Sede: Via Carlo Pisacane, 23 - Alessandria | Piazza Giuseppe Garibaldi, 21 - 15121 Alessandria

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Ultima modifica: 10/06/2016

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