La fine di una relazione alessandria

La fine di una relazione

La fine di una relazione alessandria

Senso di oppressione al petto, stomaco chiuso, insonnia: a volte la fine di una relazione può provocare uno stato di sofferenza così profondo da causare anche dei sintomi fisici.
Ma perché soffriamo così tanto?
Gli esseri umani vivono di relazioni e, nel corso della loro evoluzione, hanno affinato sempre di più le capacità di instaurarne. In parte questa abilità è scritta nel nostro dna. Basti pensare che veniamo al mondo come esseri totalmente dipendenti: infatti la nostra sopravvivenza da neonati è vincolata alle figure che si prendono cura di noi. Per di più, il tipo di relazione che instauriamo in questa fase della nostra vita costituisce il modello delle nostre relazioni future (teoria dell’attaccamento).
E non è finita qui. Quando siamo vicini a qualcuno che amiamo vengono rilasciate nel nostro corpo delle sostanze come l’ossitocina che ci procurano una sensazione di appagamento e benessere.
La mancanza dell’oggetto del nostro amore, di conseguenza, provoca una mancanza di ossitocina e dunque una sorta di crisi di astinenza.
A questo quadro si aggiungono poi anche i pensieri: la nostra mente, infatti, si è evoluta per risolvere problemi con il ragionamento e la figurazione di possibili soluzioni. È molto facile, dunque, finire in una spirale di pensieri negativi. Si chiamano “pensieri intrusivi” e di fatto monopolizzano la mente che si focalizza unicamente sul senso di perdita.
Le emozioni negative non sono da reprimere, ma semplicemente da arginare, così come i pensieri. Lo scopo è riprendere il controllo della nostra mente.
Come per tutte le imprese complicate servono allenamento e strategia. All’inizio forse potrà sembrare difficile arginare i pensieri intrusivi. E allora in questa fase limitiamoci ad osservarli, come se appartenessero a un’altra persona e riflettiamo su di essi: perché questo pensiero si manifesta con tanta forza? Riusciamo a riconoscere il tipo di emozione che suscita in noi? Da cosa scaturisce questo pensiero?
La riflessione sui pensieri intrusivi può aiutare a conviverci, se non siamo ancora in grado di allontanarli.
Una volta osservati e riconosciuti, il passo successivo e provare a confinare questo tipo di pensieri, onde evitare che ci facciano soffrire ancora inutilmente.
Una buona maniera è dedicarci ad attività che richiedano concentrazione, cioè che ci obblighino a focalizzarci sul presente, come leggere un libro, guardare un film, studiare, scrivere o praticare attività fisica. Quest’ultima (specie camminata veloce, corsa o nuoto) ha l’ulteriore vantaggio di liberare endorfine, ossia neurotrasmettitori prodotti dal cervello che riducono lo stress e il dolore regalando una sensazione di benessere.
Concludendo, anche se abbiamo visto che la tendenza a stringere legami profondi fa parte della nostra natura, dobbiamo anche ricordare che un’altra capacità vincente per la nostra specie è anche l’adattamento. La natura umana infatti non è qualcosa di fisso e immutabile. Al contrario, il nostro cervello è dotato di plasticità, che è l’abilità che ci permette di intervenire sui nostri schemi mentali per adottare nuove strategie.
Per questa ragione, la fine di una relazione non è la fine di tutte le relazioni e il passato non è una condanna a ripetersi all’infinito.  


Ambiti d'intervento

  • DISTURBI CONSEGUENTI AD AVENTI TRAUMATICI O LUTTI
  • AUTOLESIONISMO E RISCHIO SUICIDARIO
  • ANSIA O PREOCCUPAZIONI GENERALIZZATE
  • STRESS E DISTURBI PSICOSOMATICI
  • FOBIE SPECIFICHE
  • ATTACCHI DI PANICO
  • FOBIA SOCIALE
  • CONSULENZE IN CASO DI SEPARAZIONE O MEDIAZIONE FAMILIARE.
  • IPOCONDRIA
  • DEPRESSIONE
  • DISTURBO BIPOLARE
  • DISTURBI ALIMENTARI
  • ABUSO E DIPENDENZA DA SOSTANZE
  • ENURESI
  • DIFFICOLTÀ NELLA SCUOLA O NEL LAVORO
  • BASSA AUTOSTIMA
  • DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
  • DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO
  • ANSIA O FOBIA SCOLARE
  • DIFFICOLTÀ A STABILIRE E MANTENERE RELAZIONI SOCIALI E COMPORTAMENTO IMPULSIVO

Dott.ssa Elena Paiuzzi - Psicologa e psicoterapeuta a Alessandria

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Ultima modifica: 10/06/2016

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